La ricostruzione mammaria con protesi venne descritta per la prima volta da Guthrie nel 1971, ma non ebbe grande successo a causa delle discrete complicazioni insorte, probabilmente, per aver posizionato l’impianto nel sottocutaneo.
Nel 1981 Gruber dimostrò l’importanza di posizionare la protesi al di sotto del muscolo pettorale. In tal modo l’incidenza della retrazione capsulare si abbassò drasticamente (30%) , fino ad assestarsi su livelli molto bassi in seguito all’introduzione, avvenuta negli anni ’90, delle protesi ad espansione testurizzate.
La ricostruzione mammaria con lembo miocutaneo latissimus dorsi, ottenuta mediante il trasferimento di una porzione del muscolo gran dorsale, fu proposta nel 1896 da Tansini e ridescritta da Olivari nel 1976.
Negli anni ’70 diventò il metodo principale per la ricostruzione della mammella in pazienti che avevano subito una mastectomia radicale; spesso, però, a causa della limitata disponibilità di tessuto muscolare e cutaneo del lembo, era necessario l'uso di una protesi, da inserirsi sotto il lembo, al fine di ottenere un volume soddisfacente della mammella ricostruita.
Per questo motivo, negli anni seguenti si preferì utilizzare il lembo TRAM come procedura chirurgica standard per la ricostruzione della mammella.
Questa tecnica, che utilizza un lembo miocutaneo del retto dell’addome (TRAM) fu introdotta per la prima volta da Hartampf nel 1982 e perfezionata da Scheflan e Dinner nel 1983.
Successivamente furono sperimentate altre tecniche chirurgiche, tuttora in uso, che utilizzano un lembo libero di retto addominale (FREE TRAM FLAP), o un lembo dermocutaneo irrorato tramite i vasi perforanti profondi provenienti dall’arteria e dalla vena epigastrica inferiore (DIEP) o i vasi superficiali dell’arteria epigastrica inferiore sottostanti la regione cutanea (SIEA) o i vasi dell’arteria glutea superiore (S-GAP), o un lembo muscolocutaneo prelevato dal muscolo gracile della coscia (TUG).
Per la ricostruzione del complesso areola-capezzolo esistono numerose tecniche chirurgiche, risalenti agli anni ’70 e ’80, che utilizzano una parte del capezzolo e dell’areola controlaterali, o lembi locali o innesti compositi prelevati da altre regioni corporee. Spesso però si preferisce ricorrere alla metodica non chirurgica del tatuaggio, introdotta da Kesselring nel 1975 e da Becker nel 1986.